opera

 

Piacenza, 2019

La vera rivoluzione della cucina fu ad opera di Bartolomeo Scappi intorno al 1500, introdusse nuove modalità di preparazione dei cibi inediti per l’epoca, concentrando i propri sforzi nella ricerca di tecniche di cottura, utensili ed in particolare nelle zone di lavoro adibite alle diverse attività della cucina.
Da qui nasce lo spunto di questo nuovo progetto che vede come protagonista una cucina composta da cinque volumi ben distinti, ognuno dedicato a diverse attività: cottura, lavaggio, consumo, dispensa e refrigerazione.
Le due isole in centro stanza hanno ruoli differenti, una adibita al lavaggio e l’altra alla cottura dei cibi; su quest’ultima poggia un piano in legno sospeso che identifica la zona di consumo, più appartata rispetto al resto della composizione e quindi alla zona di lavoro.
Le isole grigio antracite richiamano le finiture grezze delle cementine e delle putrelle in ferro naturale, mentre l’armadiatura della dispensa vuole fondersi con i toni neutri delle pareti per alleggerire la composizione.
Le cementine originali dell’epoca sono state riposizionate al centro della casa tagliandola in due parti su tutta la lunghezza; vogliono avere sia un ruolo estetico identificativo, che fungere da divisorio per i vari ambienti della casa. I soffitti ornamentati da meravigliose decorazioni ottocentesche sono state una preziosa sorpresa nel corso della ristrutturazione a cura dell’impresa Palpi Costruzioni, per poi essere minuziosamente restaurati dal lavoro impeccabile di Valentina Cremona.

Il pensiero dell’architetto Silvia Giorni
“L’appartamento, in pieno centro storico, regalava una grande luce con viste parallele e contrapposte sui fronti e sui tetti. La struttura presentava una doppia serie di stanze poste in infilata sul fronte strada e sul cortile interno di proprietà, comunicanti anche in senso trasversale; la porzione opposta alle finestre rimaneva un po’ orfana di luce e di vista, per le grandi dimensioni degli ambienti.

Svariate “imbiancature” celavano nei soffitti la memoria di antichi decori in affresco; pavimenti in marmette di cemento e porte a due ante con specchiature in vetro riecheggiavano il vissuto un tempo elegante di questa casa, dimenticato e nascosto da ridipinture e successive pavimentazioni.

Il progetto sposa le infinite potenzialità dell’immobile alle intenzioni dei committenti, che richiedevano una casa aperta al contesto circostante, ma dal gusto moderno e materico, con predilezione per l’utilizzo di metallo e legno: gli affreschi sono stati coraggiosamente riportati alla luce; le parti che non presentavano decorazioni sopravvissute sono state finite con pastella di calce del colore dei fondi delle pitture in affresco. Il doppio ingresso sullo stesso lato e le viste dei due fronti hanno suggerito di aprire le stanze, rimuovendo i tramezzi per creare un’ulteriore infilata visiva, sottolineata dal tappeto di marmette di cemento recuperate dalle antiche pavimentazioni, inserito nel pavimento di parquet del resto della casa.

Questo tappeto a pavimento segnala l’ingresso, attraversa la cucina a vista nella prima sala, accompagna al salone dividendolo idealmente, fra zona lettura-conversazione e pranzo, per dare accesso alla zona notte in cui è stata garantita una maggiore privacy.

La ricerca di un’abitazione originale e personalizzata ha portato a valorizzare con dei neutri intesi come finiture ed arredamento, tutto quanto di più originale l’immobile già offriva. L’arredamento moderno dalle linee nette e pulite trova nel contenitore un perfetto palcoscenico che ne esalta i caratteri e, allo stesso tempo, fa da contrappunto alle preesistenze, garantendo una singolare originalità all’abitazione. Lo stesso ruolo interpreta anche l’illuminazione quasi invisibile fino all’accensione coreografica.

Si percepisce un movimento costante in ambienti e percorsi di un unico grande contenitore in cui da ogni porta la vista cambia con affreschi e vedute differenti e a fare gli onori di casa è la cucina, vestita da soggiorno.”

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